LA STORIA SIAMO NOI – LAVORATORI E DINTORNI

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , su 8 giugno 2010 da Precario Espiatorio

Ci contrattano a mesi, a settimane e talvolta arrivano a contrattarci anche per dei giorni, così che sembri un “mercato” del lavoro attivo, fresco, pieno di novità, mentre  in realtà il lavoro, il datore sono sempre gli stessi, per anni, con contratti di mesi; e lo stipendio resta sempre invariato.
Quello che davvero cambia, che si esaurisce, è il nostro tempo; ce lo sottraggono, divorandoci giorno dopo giorno, prendendosi otto ore al dì e quaranta la settimana per niente, per arrivare poi ad una pensione minima e morire un anno dopo, dopo avergli dato quarant’anni della nostra vita, svendendo così l’unica cosa che dovevamo farci pagare oro, il nostro tempo e il diritto a vivere. 
E non ci possiamo fare nulla. Siamo solo lavoratori.
Non contiamo un granchè. Non partecipiamo ai consigli di amministrazione. Non decidiamo il valore dell’azienda sul mercato, siamo solo massa, non siamo nemmeno più un proletariato unito, siamo diventati telespettatori paganti dopo una giornata di lavoro. Non decidiamo nulla, figuriamoci di come investire il nostro tempo, il nostro futuro.
Eppure abbiamo lavorato in ogni condizione  possibile, indecenti, mediocri, scarse, abbiamo lavorato sotto il sole raccogliendo pomodori e sotto la neve a riempire betoniere di cemento, abbiamo respirato smog da uffici su incroci trafficati e bevuto acqua calda da tubi di plastica cotti al sole. Ci siamo trascinati giù dal letto con 39 di febbre ‘chè “proprio non posso non andare che altrimenti mi caccia”  per andare a lavorare in scuole con i tetti cadenti e senza libri di testo per tutti. E quando abbiamo fatto delle richieste ci è stato risposto no, no e ancora no, quasi sempre no.
Ci hanno rinnovato per i prossimi due mesi ed eravamo anche contenti, “poi tra due mesi si vedrà”, abbiamo vissuto dai nostri genitori perchè non potevamo spendere per un affitto, e ” ‘fanculo almeno la play 3 me la compro, me lo levo sto sfizio”. Abbiamo saldato, spalmato, insegnato, assistito, montato, siamo saliti e certe volte non siamo scesi più.
Abbiamo faticato, sudato, rischiato, e per un pelo c’è andata bene, alla prossima starò più attento, ci siamo immersi in contratti a progetto e siamo affogati in licenziamenti freddi, sterili, inumani, senza nemmeno la classica pacca sulle spalle. Abbiamo volato sempre basso per poi ammalarci di vertigini, senza più voglia e con la paura di alzare lo sguardo e spiccare il volo. Ci siamo accontentati morendo dentro un co.co.co..
Ci siamo accorti di aver tossito un po’ di sangue e il dottore ci ha detto che era niente di grave, eppure abbiamo iniziato a respirare male, a tossire sempre di più, sempre più sangue, ma la colpa è delle sigarette, mica di altro, e poi siamo andati ad assumerci la nostra chemio, il nostro palliativo e ci siamo ammalati per l’amianto, per lo smog, per la polvere di calce. Siamo caduti da trenta metri e non ci siamo rialzati più, perchè non c’era più nulla da fare.
E anche se ci ammalavamo, abbiamo sempre firmato quei contratti da venti giorni, due mesi, sei quando andava bene, lavorando per progetti senza prospettiva, senza trattamento di fine rapporto, senza riuscire a metterci un euro da parte, sperando di poter arrivare a fine mese, lamentandoci, ma sentendoci dire che c’è anche chi non è fortunato ad averlo, un lavoro. Siamo stati esclusi e mobbizzati e hanno preferito il cocco del capo, il figlio del capo e il leccaculo del capo a noi.
Siamo stanchi, incazzati, siamo nel bel mezzo di crisi economica mondiale. Però licenziano noi, lavoratori, non i manager, non gli speculatori, non licenziano chi la crisi ce l’ha portata nelle tasche.
Abbiamo urlato “ADESSO BASTA!”, siamo scesi in piazza, vestiti di rosso, viola, giallo, dipinti e sbandieranti, abbiamo creduto alle parole e ai programmi di chi ci rassicurava che sarebbe andato tutto bene. Ma non è andato bene nulla e “ci riproveremo la prossima volta”, anche se la prossima volta saremo sempre di meno, più licenziati e più demotivati.
Lavoratori, precari, fissi, a progetto o a giornata, italiani e stranieri. Lavoratori in bianco o in nero.
E loro sono sempre lì, i padroni, a dirci quando e come morire.
Come sempre, ancora una volta.

TUTTI AL MARE !! – PROFESSIONE ASSENTEISTA

Postati in crisi, disoccuparsi, disoccupato, disoccupazione, interinale, lavoratori, licenziamento, tutela lavoro, Uncategorized con i tag , , , su 7 giugno 2010 da Precario Espiatorio
La cosidetta “entrata in malattia” è l’assenza dal posto di lavoro, per uno o più giorni, a causa di un stato di malessere che impedisce il regolare svolgersi del proprio lavoro, mettendo anche a rischio l’incolumità propria e altri. O almeno così dice la legge.
La realtà dei fatti, troppo spesso, è invece che “mi butto in malattia che venerdì c’ho da fare”, “che devo partire per il fine settimana” oppure “che proprio non ce la faccio più, questa settimana è stata lunghissima”.
Da malattia ad assenteismo, è tutta una questione di stile, ed è un fenomeno abbastanza nostrano.
Nel resto d’Europa, essendo circoscritto a determinate categorie lavorative (ad esempio i braccianti andalusi o i minatori del nord europa), l’assenteismo non è certo il male maggiore che può colpire un’azienda, ma che non influisce quasi per nulla sul Pil statale e sul bilancio di un’azienda.
Altro discorso è l’assenteismo di professione; conosciamo tutti, bene o male, un assenteista professionale. Professionale, attenzione, e non professionista.
La differenza potrebbe non notarsi, invece c’è, e ci passa un fiume nel mezzo: il professionista conosce medici compiacenti e magari soffre già di qualche lieve patologia e la sfrutta per farsi mettere “in malattia” ogni volta che può; insomma, un furbetto della Asl. Mentre il professionale è colui che fa “sega”, “brucia”, al lavoro, ma, ed è qui la genialità del tutto, lo fa mentre lavora.
Ma non tutti sono fortunati da poter ne essere “ale”, tantomeno (è molto più difficile) essere “ista”. Dov’è la differenza principale?
Tra “-ale” e “-ista” sta tutta nel tipo di lavoro che si svolge.
Mi spiego meglio: un povero cristo che lavora in un call center, una disgraziata sforna patatine di un fast-food o un operaio di una catena di montaggio non potranno mai, per la natura stessa del lavoro, assentarsi beatamente durante l’orario di lavoro e andare a fare la spesa e comunque sbrigare commissioni personali, o quello che sia, durante le sante ore dedicate alla produzione della ricchezza propria (ma soprattutto altrui).
Mentre avete mai visto un vigile urbano elevare multe mentre sta piovendo?
Siete mai entrati in un ufficio comunale (qualsiasi ufficio potrebbe andar bene) per far bollare documenti urgenti la prima mattina di saldi?
O ancora, avete mai cercato di parlare con il vostro sindaco per questioni amministrativa al di fuori di una campagna elettorale?
Insomma, la risposta (multipla) mi pare abbastanza scontata.
Perchè? Beh, forse perchè il controllo disciplinare per i primi risulta essere maggiore, rispetto che a chi non ha un diretto superiore che marca stretto.

Inoltre non riesco a vedere una trasversalità in questo particolare fenomeno. Mi pare, da quello che ho visto nella mia vita, che chi lavora nel privato guadagni di meno e lavori,  bene o male, senza potersi distrarre o fare i propri comodi, mentre, e senza voler generalizzare (ovviamente non tutti i dipendenti pubblici sono dei “fancazzisti”) o tirare in ballo i politici (sarebbe davvero inutile e scontato, nonchè troppo facile), chi lavora nel settore pubblico generalmente se ne frega e “tanto paga pantalone”.
Forse più che lavoratori onesti, avremmo bisogno di più dirigenti capaci. Capaci soprattutto di rinunciare alle comodità che il proprio ruolo offre quasi non volente, con una coscienza del lavoro, che sia pubblico o privato, decisamente più matura.
E allora forse le cose inizierebbero a girare un po’ meglio…
Perchè ad oggi vi sono migliaia di lavoratori che faticano, si infortunano, ricevono mobbing perchè sono presenti durante l’orario di lavoro, che commettono errori perchè non sono fuori a fare la spesa, e che a volte ci rimettono il posto perchè non potevano lavorare in un dato turno o giorno per motivi di forza maggiore, e invece ce ne sono altri che vanno al mare di martedì mattina, che giocano a poker on line invece di produrre fogli excel, che vanno a comprare la stampante in offerta perchè “la mattina ancora ce ne sono e poi alle sei poi chi le trova più…”.
Se state leggendo, e sotto sotto sapete benissimo anche voi di fare parte di questa seconda tipologia di lavoratori, sappiate che dovreste vergognarvi; mentre si lavora c’è chi produce e chi viene pagato per il lavoro altrui, Chi fatica e chi invece si stiracchia annoiato giocando a “prato fiorito”.
Ci sono lavoratori che lavorano per t(r)e e assenteisti che producono come un disoccupato, cioè, zero…
E i veri disoccupati?
Beh, questa è un’altra storia…
La Famiglia Malaussene -

TENETEVELI, I VOSTRI DUEMILA EURO – DIVORZIO ALL’ITALIANA (O QUASI)

Postati in contratto, contratto tempo determinato, crisi, disoccuparsi, disoccupato, disoccupazione, interinale, lavoratori, licenziamento, licenziamento facile, precarietà, stipendio, umanità su 3 giugno 2010 da Precario Espiatorio

Vi racconto una storia: quando intrapresi la scrittura di questo blog, praticamente ogni giorno riuscivo a raccontare il mondo che mi circondava, e anche se nato da nemmeno un mese, già in molti mi seguivano e mi trovavo “ripostato” su importanti blog e pagine FB.
Poi da novembre accaddero dei fatti spiacevoli, purtroppo replicati di recente, quindi dovetti abbandonare la scrittura quotidiana; anzi, a dire il giusto, abbandonai del tutto la cura di questo spazio.
Sono stati mesi molto duri, sette per la precisione, ma ora forse ne uscirò fuori; come? chi mi consigliava una vacanza, chi di tornare a casa, chi invece di tornare quanto prima a lavorare…
Ecco.
Lavorare.

Dovrò brevemente annoiarvi con alcuni dettagli della mia vita privata recente al fine di poter denunciare, nella maniera più corretta possibile, quanto accaduto; a Novembre e a Maggio sono mancati i miei genitori. Doloroso, triste, ma capita.
A Giugno avrei compiuto 24 mesi di contrattazione da interinale (bella parola) e per l’azienda sarei stato un lavoratore fisso a tutti gli effetti. Meno male, almeno qualcosa di buono.
Cosa c’entrano questi due eventi così diversi tra di loro? E perchè mi hanno spinto a tornare ad aprire le porte di questo spazio digitale?
Perchè il giorno 3 di Maggio ero assente ingiustificato e l’azienda ha deciso di licenziarmi. Lo stesso giorno ero al funerale di mio padre. Avevo richiesto una aspettativa dal lavoro al fine di assisterlo nelle fasi terminali della sua malattia e secondo loro ero assente ingiustificato perchè non ho avuto il buon gusto di avvertire.
Il giorno 7 di maggio ho presentato una richiesta di malattia per evidenti problemi di stress, richiesta correttamente accettata dalla istituzione sanitaria nazionale, ma ignorata dall’azienda.
Hanno considerato la mancanza di comunicazione della morte di mio padre come motivo sufficiente per un licenziamento, data che era venuta meno la loro fiducia nei miei confronti.
Perchè tutta questa fretta?
Perchè se fosse passato il 24 mese di contratto (solamente uno in piu’, quindi), avrebbero dovuto indennizzarmi con una cifra minima più alta di quella che otterrò con il licenziamento da precario.
Signori, attenzione… parliamo di un paio di mila euro di differenza, mica dei mega pacchi bonus dei signori della guerra, che facendo fallire banche, assicurazioni, industrie, etc.. se ne tornano a casa con centinaia di milioni di euro.

E allora sapete cosa c’è?

Teneteveli, i soldi; i vostri soldi. Quei duemila euro mi fanno schifo. Mi fa schifo quello che avete fatto, mi rattristano le vostre menzogne, dovreste vergognarvi di avermi lasciato solo in un momento così delicato, dopo baci e abbracci e rassicurazione e tutto il resto.
Mi fa schifo pensare che ho lavorato per persone che prima di partire mi stringevano la mano con gli occhi lucidi, e che poi hanno invece negato di avermi anche solo parlato (figuriamoci di avermi autorizzato a stare via tutto il tempo di cui avevo bisogno).
Mi fa schifo di essere stato una rotellina dell’ingranaggio che ha permesso a due miei superiori di poter ridurre il numero dei dipendenti e di poter così guadagnare punti promozione.
Mi fa schifo, orrore, ribrezzo, pensare a voi, alle vostre famiglie, accudite da squali mascherati con assicurazioni coprotutto.
Mi fate pena, tristezza, compassione.

Teneteveli i soldi, i vostri soldi. Puzzano, sono rancidi, (male)odorano di marcio, di disonestà.

La Famiglia Malaussene.

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LA SOPRAVVIVENZA DELLA SPECIE – OVVERO DARWIN E LO SCIOPERO

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , su 16 novembre 2009 da Precario Espiatorio

Sciopero%20Falco,1964“non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti ” – Charles Robert Darwin

si può essere d’accordo o meno con le teorie evoluzionistiche di Darwin, ma la citazione che apre questo intervento, se decontestualizzata del significato scientifico, è applicabile anche al mondo lavorativo, senza eccezione alcuna.
non sopravvive l’imprenditore che non rinnova il suo catalogo, non sopravvive l’investitore che non avverte in tempo l’arrivo di una bolla finanziaria, e non sopravvive, soprattutto e per la maggior parte dei casi, il lavoratore che non sia in grado di recepire il momento storico, mondiale o locale, che sta vivendo, e che non riesce quindi a far valere i suoi diritti.

Darwin ha ragione sostenendo che ne’ l’intelligenza, ne’ la forza possono garantire la sopravvivenza, ma al momento in cui si acclara con la reattività la necessità di reazione volta alla sopravvivenza, l’intelligenza e la forza diventano elementi fondamentali per la lotta di classe e per far si che i diritti vengano applicati e rispettati le modalità d’azione sono tante.
il dialogo è fondamentale ed è il primo passo di contatto tra lavoratori e dirigenti. solitamentente sono i sindacati, ove essi siano presenti all’interno dell’azienda, a dialogare con i datori di lavoro e dirigenti aziendali, effettuando le richieste del caso.
qualora questo dialogo non avesse successo, dal sindacato interno, locale, si passa al sindacato nazionale, che, basandosi sui contratti nazionali o collettivi, comunica l’eventuale mancato raggiungimento di accordi soddisfacenti e che qualora l’azienda non rispondesse in tempi brevi, verranno intraprese azioni di sciopero.

lo sciopero… questa parola così influenzata, usata poco o troppo poco a seconda dei casi, l’unica arma del lavoratore qualora i propri diritti vengano violati…

lo sciopero è il diritto di ogni lavoratore, garantito dalla Costituzione e dallo Statuto internazionale dei lavoratori, ad astenersi dal lavoro per protestare e chiedere il rispetto dei diritti, l’aumento salariale, denunciare un mobbing collettivo o singolo, etc etc…

la concezione del perchè uno sciopero sia utile, è sostanzialmente semplice: una categoria lavorativa, o un reparto, si astiene dal lavoro e causa un danno all’azienda, che a sua volta per causa di forza maggiore si trova a dover interrompere l’erogazione del prodotto o del servizio al consumatore o al cittadino, causando quindi un forte disagio per il cliente, che così sarà spinto a protestare con l’azienda o peggio ancora, a scegliere la concorrenza; questa spiegazione, va da se, è estremamente semplicistica, schematica e direi anche banale, ma occorre per affrontare una tematica abbastanza importante: l’unità dei lavoratori tutti di fronte ad un’azione di sciopero.

è ovvio che qualora non ci sia unità nell’astensione dal lavoro, la produzione, seppur con difficoltà, proseguirà e lo sciopero può fallire ed eventualmente non dare i frutti sperati.

è quindi altrettanto scontato come un’azienda ricorra a stratagemmi più o meno legali (bonus per chi non sciopera, illegale, assunzione di lavoratori durante lo sciopero di altra manodopera, illegale, intimidazione dei lavoratori con minaccia di licenziamento, illegale etc etc) al fine di far fallire uno sciopero e poter così continuare a comportarsi da padre-padrone nei confronti del lavoratore, violandone così i suoi diritti.

l’unità, la forza dei lavoratori, che essi siano di destra, sinistra o centro, è la principale risorsa della lotta sociale, e boicottare uno sciopero perchè organizzato e guidato da bandiere rosse, biancorosse o grigie, è sia stupido, infantilistico ed anacronistico, ma anche il miglior modo per peggiorare (se non vedersi stroncata) la propria vita lavorativa; se la lotta è giusta, anche le persone che l’hanno proposta di conseguenza logica dovranno pur esserlo (con le dovute eccezioni, ovviamente).
se mai un domani dovreste trovarvi in una situazione del genere, studiate il perchè, non il chi di un’azione di sciopero.
sappiate inoltre che il diritto allo sciopero è sancito per tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici, anche nel caso di precari e non può essere in nessun caso sospeso con minaccie e altro. vorrei far notare come tempo fa ero terrorizzato anche io dalle conseguenza che un precario avrebbe potuto soffrire in caso di partecipazione ad uno sciopero, credevo che di garantito ci fosse il licenziamento in tronco e basta, ma con il tempo e, soprattutto, con l’informazione adeguata ho compreso che un’azienda che eventualmente licenziasse un precario dopo uno sciopero ne avrebbe solo da perdere; oggi parteciperei senza dubbi, sapendomi tutelato dalla legge.

quindi, dando ascolto a Darwin, dobbiamo essere pronti, veloci, rapidi e comprendere quello che potrebbe accaderci intorno, sul posto di lavoro e farlo prima che sia troppo tardi; inoltre usare intelligenza, impedendo che riescano a dividere i lavoratori, e la forza, manifestando con la massima libertà concessa dalla legge.

alla luce di tutto questo, mi pare proprio quindi il caso di urlare: “lavoratori di tutto il mondo, di destra, di sinistra o di centro, cattocomunisti, cattolici, democristiani, nazionalisti, apolitici o meno… insomma, lavoratori tutti e di tutto il mondo, unitevi, ma soprattutto SVEGLIATEVI !!!

C’ERAVAMO TANTO AMATI – IL MOBBING COLLETTIVO

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , su 12 novembre 2009 da Precario Espiatorio
mobbing“Il mobbing è, nell’accezione più comune in Italia, un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc.) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso.”
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Azioni vessatorie che contraddistinguono il mobbing
Esistono una serie di azioni tipiche del mobbing che vengono messe in opera per vessare un soggetto.

1.  atteggiamento aziendale difforme da quello ordinariamente riservato ad altri colleghi;
2.  calunnie, diffamazione, ingiurie di colleghi verso un altro collega e sistematico discredito;
3.  dequalificazione nel lavoro;
4.  diniego immotivato delle ferie;
5.  accuse generiche, non supportate da fatti o circostanze;
6.   rimproveri in pubblico;
7.  attribuzione di compiti ordinari con ordini scritti indicanti anche i tempi di produttività;
8.  richiesta frequente di controlli medico-fiscali nello stesso periodo di malattia;
9.  isolamento dall’organizzazione del lavoro.”
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la questione mobbing è tanto  universale quanto trasversale; riguarda potenzialmente lavoratori di ogni grado e livello ed è una condizione più o meno impattante sul piano psicofisico.
però in tutti i documenti che ho letto riguardanti la condizione di mobbing, in nessuno di essi è stato riportato il caso in cui il mobbing venga effettuato contro non solo una persona, ma contro un intera azienda, o reparto.
pare strano a dirsi, ma le azioni di mobbing collettivo accadono in continuazione, nonostante sia così raro trovarne notizie.
il mobbing collettivo è una pratica subdola che richiede molta più pazienza ed intelligenza rispetto al mobbing provocato verso un lavoratore singolo, che subisce uno squallido, ma piuttosto semplice, comportamento da “branco” (anche se è il solo superiore ad infliggere il mobbing, il silenzio e l’indifferenza dei colleghi di pari grado, la mancata solidarietà nei confronti della vittima, rende tutti complici e quindi “branco”)
alcune caratteristiche del mobbing collettivo sono le stesse rispetto al mobbing perpretato sul singolo lavoratore, come ad esempio l’improvviso inasprimento delle regole comportamentali, il demansionamento oppure un notevole aumento del carico di lavoro.
altre peculiarità sono invece intrinseche solo al mobbing di massa; le punizioni disciplinari adottate “a macchia di leopardo”, ad esmpio. accadono quando in presenza di un “malcostume” o di un errore comune a tutto un reparto, vengono però puniti solo alcuni lavoratori, senza una logica precisa e con parametri sconosciuti.
questa pratica è molto inquietante, in quanto gli scampati alle punizioni, nonostante abbiano effettuato anche loro lo stesso errore, si sentono “graziati” e in una certa misura quindi anche inconsciamenti grati al superiore che ha garantito loro l’ incolumità.
nasce così una sorta di sensazione da “divide et impera”, dove una parte è sotto procedimento disciplinare e un’altra parte no, e quindi il superiore può gestire al meglio questa frattura interna, magari con qualche promozione o gratificazione a qualche scampato.
altro tipo di mobbing collettivo riguarda il piano economico, dove si può assistere al brusco dimezzamento dello stipendio, operazione possibile nei casi dove una consistente parte dello stipendio venga fornita da incentivi o commissioni. questo risulta consentito nei casi che prevedono che la provvigione o l’incentivo non siano dovuti, ma di implemento al salario base (che solitamente è sempre il minimo).
ce ne sarebbero altri di esempi, a piovere, ma il discorso è che il successo di un’azione di mobbing verso un singolo o sul collettivo dipende da due caratteristiche ben definite e sostanzialmente agli antipodi, quindi nel mobbing singolo risiede principalmente nella capacità o volontà dei colleghi di difendere o meno (e quindi essere sostanzialmente complice del “carnefice”) il collega-vittima. nel mobbing collettivo, invece, il successo di questa viscida pratica sta tutto nella incapacità del gruppo lavorativo di comprendere quello che sta accadendo, e quindi di oter contrastare insieme l’azione stessa.
d’altra parte c’è da fare una considerazione, forse la più importante: il mobbing ha successo solo e se il lavoratore, o il gruppo lavorativo, ha bisogni economici e non ha possibilità di trovare un altro lavoro in tempi brevi (crisi economica o difficoltà di ricollocazione per mancanza di qualifica o per un’età “fuori mercato”).
la violenza, alla fine dei conti, è tutta quì.
e chi fa mobbing, verticale (da un superiore) o orizzontale (da colleghi di pari grado), non merita comprensione, rispetto e soprattutto nessun tipo di appoggio.
e se accadrà o se sta già accadendo a chi lavora con voi ogni giorno, beh, sarebbe davvero ora di non girarsi più dall’altra parte.

TUTTI INSIEME, APPASSIONATAMENTE

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , su 11 novembre 2009 da Precario Espiatorio

quarto_statoparliamo con tutti, veniamo sommersi di consigli, progetti, previsioni ed indiscrezioni.

promesse e verità di plastica, tanto al chilo, più pesano e meglio è. più sembrano irreali e meglio funzionano.

siamo lavoratori, siamo risparmiatori, siamo padri e madri, semplici studenti che si pagano gli studi. siamo noi, siamo la prima linea lavorativa e allo stesso tempo l’ultima fase del processo democratico.

siamo una massa, una forza, siamo debolezze e princìpi, siamo tutti e soprattutto siamo nessuno. siamo a progetto, siamo interinali, siamo fissi, siamo con partita iva.

andiamo dove chiedono, ci dirigiamo dove ordinano.

svolgiamo il nostro lavoro con passione, con scazzo, con volontà, con indifferenza, svogliati, con voglia di cambiare, migliorandoci ed essendo promossi.

a volte ci mettono in un angolo, alle strette, senza possibilità di regiare e pretendono quello che non si può. ci fanno lavorare aria aperta e dieci sotto zero, con 40 gradi all’ombra, dentro miniere pericolose dove muore prima l’anima che il corpo o ci sbattono dietro una scrivania a scomporre puzzle burocratici.

ci fanno morire. senza caschi, senza corde, spedendoci lassù, su impalcature abusive e dentro pozzi pieni di acido, sparati in una strada da uno spacciatore o straziati senza pietà da bombe mafiose.  ci uccidono con incubazioni di 30 anni, come i mutui che paghiamo per le nostre case.

ci negano diritti e propongono doveri. normalizzano l’illegalità e la soglia della sopportazione. chi non accetta tutto ciò diventa uno sfaticato, un rompicoglioni. usano due, tre, quattro bilance per i loro comodi, per convincerci, per contrattare, per mentire, per usarci, per pagarci meno del dovuto, per speculare sui nostri diritti.

siamo motore, pneumatici, benzina. non siamo la ruggine che si forma sulla carrozzeria, anche se a volte ci trattano come tale.

siamo shiavi moderni, a 7 euro l’ora, con la prospettiva di “e se non ti sta bene, licenziati e non rompere i coglioni”.

siamo coloro che dieci anni fa urlavamo questa crisi, che venivano definiti agitatori sociali, solo perchè leggevamo quello che stavano scrivendo “i grandi” con la loro globalizzazione ad ogni costo, e non potevamo stare zitti.

eh si, questa crisi la urlavamo già dieci anni fa, una crisi annunciata che poi sarrebbe arrivata così “inaspettata” oggi, e siamo diventati gli stronzi del “ve l’avevamo detto”, che però perdono case, auto, relazioni e che muoiono perchè sette mesi di attesa per una mammografia uccidono.

siamo lo stato e invece no,  non lo siamo mai stati.

tute blu, giacche e cravatte, divise e camici. siamo numeri e fogli di calcolo.

e siamo persone.

e non contiamo un cazzo.

THE BUTTERFLY EFFECT – IL CAOS ORDINATO DEI PRECARI

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , su 10 novembre 2009 da Precario Espiatorio

CAOSin Azienda, durante tutto il mese precedente, circolarono insistenti indiscrezioni riguardanti l’assunzione di alcuni precari, un 25 percento circa dei totali, i quali sarebbero stati integrati a fissi; tutto ciò scatenò un penoso toto-contratto, al quale, mi vergogno ad ammetterlo, partecipai con vigore.
questa pratica fu tanto banale quanto vivace, e sostanzialmente accadeva questo: ci si incontrava in angoli bui, in corridoi poco frequentati, per strada o in un bar, con chicchessia fosse a conoscenza della situazione lavorativa e si bisbigliavano (condizione fondamentale di un’indiscrezione) pronostici (e a volte cattiverie) sui colleghi temporanei, nel tentativo di scoprire chi sarebbe stato promosso alla vita eterna contributiva.
che poi la persona con la quale bisbigliare e pronosticare fosse impiegato dell’Azienda o amici/he, fidanzati/e, mogli/mariti etc etc poco importava,
quindi, “io si, tu no, a lui sicuro che sta pappa e ciccia coi capi, a lui no che ha procedimenti disciplinari” e via dicendo, partecipando ad uno squallido gioco al giudizio tecnico morale riguardo capacità e possibilità di ognuno… furono giorni tristissimi (lo capisco solo oggi) durante i quali ogni commento era necessario, dovuto, quasi che le parole dette tra di noi potessero in qualche modo influire sulle decisioni che sarebbero state prese da dio e da chi per lui ne faceva le veci.
le data prevista per la sentenza era fine ottobre 2009 e più si avvicinava tanto più la frenesia si impennava. si pre-stipulavano (solo con noi stessi, naturalmente) anche progetti di microfinanziamenti per l’acquisto di inutili oggetti necessari al normale andamento di una vita a tasso agevolato: moto, motorini, macchinette usate, una televisione nuova, un viaggio da sogno, fino a quel momento solamente sognati causa della condizione “precaria”, sarebbero stati finalmente a portata di chi avesse effettuato il “grande salto”.
e quasi naturalmente accadde che, come i cavalli che imboccano il rettilineo ad altissima velocità in previsione dello sprint finale, anche noi precari iniziammo la settimana decisiva, l’ultima di ottobre, lavorando al massimo, oltre i limiti, sperando in eccellenti valutazioni dell’ultima ora.
lavoro perfetto, sorriso telefonico, attenzione al cliente in formato deluxe, cinque stelle di cortesia, professionalità e cinismo.
a quanto comunicatoci, la decisione sarebbe stata presa entro il venerdì; al giovedì eravamo scoppiati e avevamo scoperto, ormai, vitamorteemiracoli, oltre naturalmente a dettagli scabrosi della vita sociolavorativa dei nostri colleghi-rivali.
inoltre un saluto da parte di un superiore, un mancato saluto da parte di un superiore, un lavoro assegnato, un lavoro non assegnato, addirittura un caffè rifiutato o accettato, tutto ormai assumeva un significato  recondido; le nostre giornate venivano scandagliate e filtrate alla ricerca del benchè minimo dettaglio che avesse potuto far luce su una eventuale pole position, o quantomeno il rientro nel 25 percento dei futuri fissi, nei cuori di chi doveva.
ripeto, furono giorni tristissimi, durante i quali la paranoia fu nostra compagna di scrivania.

il venerdì, arrivò, il sabato anche; la settimana della verità si concluse, il lunedì iniziò di nuovo tutta la tiritera e nessuno ci aveva comunicato nulla.
restammo spiazzati; nessuno parlava più dell’argomento, ma tutti eravamo un tantino sconvolti tendendi al deluso, con un retrogusto di incazzatipresiperilculo.
alcuni di noi chiesero spiegazioni, io tra questi, e la risposta che ci venne data fu abbastanza disarmante: “forse nei prossimi 15 giorni” e subito dopo “entro fine novembre”.
nei giorni successivi riuscimmo a registrare anche un “ma non è detto che verranno fatti, era solo un idea”.

questo è tutto.

oggi viviamo felici,  sapendo che tutto ciò che accade a noi precari, licenziamenti o promozioni, avviene senza la seppur minima cognizione di causa, e sapendo anche che le nostre capacità non vengono messe in discussione da contrattazioni avute o mancate, poichè non si viene assunti se più bravi di altri o solo perchè pappaeciccia con chi conta.
inoltre abbiamo imparato che il nostro futuro dipende tutto da un caos ordinato che regna al sesto piano, lassù dove i capi regnano, dove gli ascensori sono privati e giungono leggiadri in uffici privi di precari, dove l’acqua minerale sgorga da rubinetti d’oro incastonati di diamanti e dove, ci potrei scommetterei, chilometri quadrati di parket di pregiato teak vestono meravigliosi uffici, che dominano a 360º un panorama fatto di prati verdi e maree azzurrissime, certamente  migliore di quello dei piani inferiori.

ora lavoriamo più tranquilli, grazie a questo caos ordinato.
e sono certo che il nostro contratto verrà deciso dall’unico evento che, per eccellenza e per definizione, riesce sempre a modificare lo stato di caos apparente: uno “sbattito” d’ali di una farfalla a new york, capace di far piovere a tokio.

e magari, strada facendo, che passi da queste parti facendoci assumere (sempre che vengano sbattute come dio comanda).

LA CRISI LOGORA CHI NON CE L’HA

Postati in crisi, disoccuparsi, disoccupato, interinale, licenziamento con i tag , , , , , , , , , , , , , su 9 novembre 2009 da Precario Espiatorio

durate la crisi economica i rapporti con i colleghi diventano difficili, non tanto per la questione economica (il mero denaro) ma tanto per il nervosismo che si crea, causato dall’instabilità lavorativa.disoccupazione
questo nervosismo si presenta strisciante, nel migliore dei casi, o burrascoso, nel peggiore, e inquina il rapporto tra colleghi nella fase pubblica (lavoro) ma anche durante quella privata (magari durante una partita di calcetto infrasettimanale).
capita quindi, fintantochè tutti si sta zitti e buoni, che nulla varia e la discesa lenta, costante, verso l’annullamento della propria personalità avviene senza disturbare nessuno, senza causare sconquassamenti inutili, tutti sono felici e contenti.
quando invece si inizia ad alzare (metaforicamente) la voce, allora i rapporti si guastano e si deteriorano ad alta velocità, esponenzialmente e direttamente proporzionale al numero di persone alle quali si rompono i coglioni.
e se si lavora in un Azienda con centinaia di dipendenti, il rischio di trovarsi isolati diventa reale e, lo capirete da voi, l’isolamento lavorativo non è che sia un granchè.
sin’ora non è accaduto nulla, almeno quì nel bLack office, ma l’aria che tira non è certo delle migliori.
a rischio però di scatenare nubi e nuvoloni, non si può tacere, perchè la parola può essere biasimata, controllata, addirittura proibita e punita, ma di certo non si possono controllare emotività e pensieri, sentimenti e sensazioni, idee e punti di vista.
lo sanno bene i sindacalisti, che esprimono il malessere lavorativo dei loro rappresentati, lo sanno bene i cassaintegrati, che protestano contro licenziamenti ingiusti e lo sa altrettanto bene chi, dall’altra parte della barricata, cerca di ostacolare tutto ciò.
capitolo a parte per quanto riguarda noi precari; rappresentiamo, infatti, una categoria  che, non avendo vincoli di nessun genere se non di “onore” quando si ha la fortuna di incontrare un datore di lavoro onesto, ha difficoltà ad esprimere le proprie difficoltà in maniera trasparente e legittima.
c’è chi cerca di convincermi come tutto ciò non sia vero, che noi precari abbiamo gli stessi diritti di protesta di tutti gli altri o addirittira che, con un avendo i contratti che abbiamo, possiamo avere anche vantaggi maggiori rispetto ai fissi. certe voci ci descrivono come:
1) visione padronistica: cani sciolti e presi a bastonate dal sistema
2) visione leopardiana: sfigati ad ore, con il destino ormai segnato
3) visione zapatiana: eroi della controglobalizzazione, deisgnati alla lotta di classe.
4) versione tremontiana (o confusionismo): la crisi non c’è ma è meglio il posto fisso.
non so esattamente cosa siamo noi precari, ma so con certezza che quando si alza la voce i ruoli si iniziano a confondere ed è per questo che i rapporti tra colleghi iniziano a farsi difficili.
non so a chi interessi tutto ciò, e non so neanche cosa si troverà alla fine della strada, ma credo fermamente a quello che la persona che amo mi dice quando si gioca o scherza, facendo il verso al mel gibson, urlando tutte e sette le lettere: libertà!

(di espressione, ovviamente ;=) )

INFILTRAZIONI LAVORATIVE DI STAMPO LEGALE

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , , , , su 7 novembre 2009 da Precario Espiatorio
futurooggi è sabato, e al bLack office si lavora.
anche se per la quasi totalità degli uffici il sabato rappresenta un giorno di riposo, la vita economica dell’Azienda deve pur andare avanti e qualcuno deve quindi dedicare una buona metà del fine settimana a salvare il mondo dalla coda di clienti in attesa, furibondi sia per l’attesa che per cose loro che per cose nostre, e a passare una mano di polvere ai faldoni di pratiche fondamentali, atte alla sopravvivenza della specie consumatrice, accatastati al livello meno due.
ma tutto sommato il sabato è giorno di grande rilassamento; si pensa già alla serata, si organizzano cene e cinemini in lingua originale, uscite al pub o quattro salti in quella discoteca “chetigiurocitrovituttiquellichelavoranoquima
chesonotalmentediversichesembranonormali”. inoltre la presenza dirigenziale e di controllo è praticamente annullata e quindi si respira un’aria leggermente migliore.
e allora, il sabato, per il bLack office, rappresenta anche il momento in cui i sindacati fanno i conti dei successi (loro) e degli insuccessi (dei padroni) e tirano le somme. bisogna dire che i sindacati lavorano duro, come tutti noi, solo che a volte potrebbero dedicarsi maggiormente alla funzione per la quale sono stati eletti rappresentativamente per tutti i lavoratori. perchè può capitare che informazioni sbagliate possano modificare l’assetto del tuo posto di lavoro, ad esempio da una scrivania in un ufficio alla panchina di una strada, a chiedere elemosina.
questo perchè il carico di lavoro normale, quello di tutti i giorni, grava anche sulle loro spalle e menti e a volte lascia poco tempo all’aggiornamento sulle leggi vigenti, sui contratti nazionali ed aziendali, e sulle loro modifiche che, per propria definizione, cambiano le carte in tavola.
e quindi può accadere che vengano riferite, tanto ai fissi quanto ai precari, informazioni vecchie (non aggiornate) o sbagliate (difformi dallo stato attuale) sui diritti che ognuno di noi dovrebbe sacrosantemente reclamare.
quindi ieri è accaduto che, durante una riunione veloce veloce (i clienti iniziavano a ringhiare come cani in un cinodromo in attesa dell’apertura dei cancelletti di partenza) il sindacato più agguerrito non fosse a conoscenza del fatto che anche noi precari avessimo un delegato sindacale (ulteriori indagini non hanno potuto appurare se questa figura sia a contratto fisso o variabile) oppure del fatto che il nostro contratto è, diciamo, un tantino illegale, essendo sostanzialmente un contratto di collaborazione e che il nostro ruolo all’interno del bLack office fosse quindi solo di supporto, mentre il lavoro che ci viene assegnato è identico a quello dei fissi.
ecco, insomma, un po’ di imbarazzo c’è stato quando, a fine riunione, il sindacato è stato smentito addirittura dall’Azienda (nella persona di un diretto superiore presente in quanto arbitro e portavoce di dio) che, diciamolo, avrebbe potuto anche stare zitto e buono, e nessuno avrebbe avuto a dire nulla. ma la serie di informazioni vecchie (sempre non aggiornate) o sbagliate (incessantemente difformi dallo stato attuale) era tale che lo sbotto precisativo è stato quasi naturale.
bene, e quindi?, direte voi; quindi la legalità ha un prezzo d’origine, un processo distributivo e infine un costo di mercato. e quando si infiltra in un sistema dove i contratti sono illegali, le paghe (di tutti, sia fissi che precari) sono realisticamente inferiori a quelle che dovrebbero essere in realtà, accade che l’onestà, da qualunque parte essa arrivi, sfondi gli argini (arginini, direi) e che le informazioni giungano.
e le informazioni sono il pane della giustizia.
che, ghiotta di cose del genere, ne pasteggia a forchettate bevendoci su un buon rosso.
sperando che alla fine non ci rigurgidi nulla addosso.

SE IL MESE NON ARRIVA A FINE STIPENDIO

Postati in Uncategorized con i tag , , , , , , , , , , , , su 6 novembre 2009 da Precario Espiatorio

giorno di paghe e di paghette.

i soldi, si sa, non felicitano le persone, ma danno un aiutino niente male. al bLack office la paga viene sempre vista come un’abitudine alla quale non ci si può rinunciare piuttosto che la retribuzione del lavoro svolto.  questo accade per il semplice motivo che, nel fantastico modo con il quale si effettua il calcolo della busta paga, vengono applicati due metri di giudizio che insoddisfano, sostanzialmente, sia i precari che i fissi.

dubbio

ai fissi viene calcolato circa mezzo euro in meno l’ora, su base salariale minima. e già questo…

ma il problema non è tanto questo quanto il fatto che il lavoro di ufficio, quindi con responsabilità di un certo livello, come, ad esempio, la protezione dei dati personali, viene equiparato, e quindi retribuito, nella stessa categoria professionale di un collaboratore scolastico, o bidello, per intenderci. naturalmente ogni onesto lavoro è lavoro degno di essere svolto e quindi vorrei che sia chiaro come questo paragone sia semplicemente ”tecnico” e che come non ci sia in me nessun castismo verso i bidelli.

solo che è naturale che laddove la difficoltà e le mansioni siano più complesse e delicate, la retribuzione debba per forza di cose essere maggiore. altrimenti i capi al sesto piano dovrebbero prendere giusto qualche centesimo in più di noi.

quindi i salari di 5 euro, o poco più, all’ora, per il tipo di lavoro che si effettua nel bLack office sono fuori fascia; saranno certamente regolari e normalizzati dalla legge, ma tutti sanno che poi, allo stato pratico delle cose, la retribuzione è nettamente inadeguata rispetto agli incarichi che si hanno.

ad esempio la protezione dei dati personali, la gestione del denaro altrui, l’organizzazione delle scadenze, i pagamenti, le restituzioni di credito e le richieste di regolarizzazione del debito, chiusura di pratiche, l’assistenza esterna ad altri enti che collaborano con l’Azienda. ma il lavoro comprende anche altri incarichi, tra i svariati e magari non “nobili” come i precedenti, vedi l’imbustamento di lettere, una per una (centinaia e centinaia di lettere al mese), piegaggio e chiusura, catalogazione fax e lettere, etc etc…

insomma, non credo che un bidello abbia tutte queste mansioni di questa importanza.

al bLack office oggi è giorno di paga, come dicevo. la paga arriva e le reazioni sono ben diverse.

i fissi si lamentano dello scarso salario rispetto alle mansioni.

i precari contano quel mezzo euro all’ora in più e non capiscono come facciano a prendere uno stipendio più basso di quello dei loro colleghi.

il trucco c’è, e si vede anche. provvigioni, incentivi, festivi, ferie pagate, giorni di malattia pagati a loro non spettano. oppure basti calcolare che un corso di lingua, una palestra, una visita dall’oculista e occhiale annesso per gli ett sono a pagamento centopercento. per i fissi no; prendiamo, ad esempio, un corso di lingua: un interinale se lo paga tutto e amen. un fisso ha la possibiità di farsi restituire sino a 500 €  l’anno. ed è solo un esempio.

certo, i fissi obiettano ricordando ai temporanei come in quel mezzo euro in più ci siano anche le ferie e le malattie pagate, e tutti il resto. resta il fatto che i conti, alla fine, non tornano comunque, perchè a volte nelle menti a progetto ci si domanda anche com’è che, a parità di lavoro, per loro il mese non arrivi a fine stipendio.

nelle menti a progetto oggi c’è più confusione, meno istruzione, più pensieri e la ricerca della soluzione all’enigma: come fare ad accorciare il mese che entra?

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