TUTTI AL MARE !! – PROFESSIONE ASSENTEISTA
La cosidetta “entrata in malattia” è l’assenza dal posto di lavoro, per uno o più giorni, a causa di un stato di malessere che impedisce il regolare svolgersi del proprio lavoro, mettendo anche a rischio l’incolumità propria e altri. O almeno così dice la legge.La realtà dei fatti, troppo spesso, è invece che “mi butto in malattia che venerdì c’ho da fare”, “che devo partire per il fine settimana” oppure “che proprio non ce la faccio più, questa settimana è stata lunghissima”.
Da malattia ad assenteismo, è tutta una questione di stile, ed è un fenomeno abbastanza nostrano.
Nel resto d’Europa, essendo circoscritto a determinate categorie lavorative (ad esempio i braccianti andalusi o i minatori del nord europa), l’assenteismo non è certo il male maggiore che può colpire un’azienda, ma che non influisce quasi per nulla sul Pil statale e sul bilancio di un’azienda.
Altro discorso è l’assenteismo di professione; conosciamo tutti, bene o male, un assenteista professionale. Professionale, attenzione, e non professionista.
La differenza potrebbe non notarsi, invece c’è, e ci passa un fiume nel mezzo: il professionista conosce medici compiacenti e magari soffre già di qualche lieve patologia e la sfrutta per farsi mettere “in malattia” ogni volta che può; insomma, un furbetto della Asl. Mentre il professionale è colui che fa “sega”, “brucia”, al lavoro, ma, ed è qui la genialità del tutto, lo fa mentre lavora.
Ma non tutti sono fortunati da poter ne essere “ale”, tantomeno (è molto più difficile) essere “ista”. Dov’è la differenza principale?
Tra “-ale” e “-ista” sta tutta nel tipo di lavoro che si svolge.
Mi spiego meglio: un povero cristo che lavora in un call center, una disgraziata sforna patatine di un fast-food o un operaio di una catena di montaggio non potranno mai, per la natura stessa del lavoro, assentarsi beatamente durante l’orario di lavoro e andare a fare la spesa e comunque sbrigare commissioni personali, o quello che sia, durante le sante ore dedicate alla produzione della ricchezza propria (ma soprattutto altrui).
Mentre avete mai visto un vigile urbano elevare multe mentre sta piovendo?
Siete mai entrati in un ufficio comunale (qualsiasi ufficio potrebbe andar bene) per far bollare documenti urgenti la prima mattina di saldi?
O ancora, avete mai cercato di parlare con il vostro sindaco per questioni amministrativa al di fuori di una campagna elettorale?
Insomma, la risposta (multipla) mi pare abbastanza scontata.
Perchè? Beh, forse perchè il controllo disciplinare per i primi risulta essere maggiore, rispetto che a chi non ha un diretto superiore che marca stretto.
Inoltre non riesco a vedere una trasversalità in questo particolare fenomeno. Mi pare, da quello che ho visto nella mia vita, che chi lavora nel privato guadagni di meno e lavori, bene o male, senza potersi distrarre o fare i propri comodi, mentre, e senza voler generalizzare (ovviamente non tutti i dipendenti pubblici sono dei “fancazzisti”) o tirare in ballo i politici (sarebbe davvero inutile e scontato, nonchè troppo facile), chi lavora nel settore pubblico generalmente se ne frega e “tanto paga pantalone”.
Forse più che lavoratori onesti, avremmo bisogno di più dirigenti capaci. Capaci soprattutto di rinunciare alle comodità che il proprio ruolo offre quasi non volente, con una coscienza del lavoro, che sia pubblico o privato, decisamente più matura.
E allora forse le cose inizierebbero a girare un po’ meglio…
Perchè ad oggi vi sono migliaia di lavoratori che faticano, si infortunano, ricevono mobbing perchè sono presenti durante l’orario di lavoro, che commettono errori perchè non sono fuori a fare la spesa, e che a volte ci rimettono il posto perchè non potevano lavorare in un dato turno o giorno per motivi di forza maggiore, e invece ce ne sono altri che vanno al mare di martedì mattina, che giocano a poker on line invece di produrre fogli excel, che vanno a comprare la stampante in offerta perchè “la mattina ancora ce ne sono e poi alle sei poi chi le trova più…”.
Se state leggendo, e sotto sotto sapete benissimo anche voi di fare parte di questa seconda tipologia di lavoratori, sappiate che dovreste vergognarvi; mentre si lavora c’è chi produce e chi viene pagato per il lavoro altrui, Chi fatica e chi invece si stiracchia annoiato giocando a “prato fiorito”.
Ci sono lavoratori che lavorano per t(r)e e assenteisti che producono come un disoccupato, cioè, zero…
E i veri disoccupati?
Beh, questa è un’altra storia…
La Famiglia Malaussene -